Giovedì 10 ottobre nel carcere minorile di Potenza il CineClub Vittorio De Sica Cinit,in collaborazione con Libera, ha proposto ai ragazzi la visione del pluripremiato cortometraggio “Il legionario” del giovane regista bielorusso Hleb Popou, su integrazione e rapporti familiari…
L’esperienza ha suscitato nei ragazzi del Minorile molte riflessioni e anche accuse. Il poliziotto di colore (nel film) che farà parte della pattuglia che sgombererà le case abusive – ove risiedono i suoi stretti familiari – è stato da tutti condannato per non aver anteposto l’affetto della famiglia ai suoi doveri di agente. Ecco, per loro il legame familiare resta imprescindibile, al di sopra dei “doveri”. Da parte nostra, abbiamo evidenziato le finezze e i dettagli della sceneggiatura del film che comunque lasciava ai familiari del poliziotto la opportunità di uscire prima dello sgombero forzato, il giovane aveva offerto la propria casa in cui abitare. I ragazzi reclusi, dunque, vedono le divise della polizia come emblemi di uno Stato pronto solo a condannarli. Abbiamo anche cercato di far comprendere le ragioni per le quali uno Stato si debba prendere cura delle criticità sociali, delle devianze, pur se talvolta può commettere errori. Le associazioni di volontariato si danno un ruolo forse gravoso: cercare di mediare proprio negli spazi delle carenze sociali, nelle lungaggini della giustizia, offrendo un aiuto necessario alla civile convivenza. Il cinema, la lettura e l’arte, mediante il confronto, possono servire ad aprirsi verso una serena critica a partire da sé stessi, per una crescita individuale e collettiva, utile all’intero corpo della società della quale anche loro fanno e faranno parte. Discutere della comunicazione, del linguaggio che si adotta resta sempre un obiettivo non facile da raggiungere. Novant’anni fa Antonio Gramsci annotava nelle sue Lettere dal carcere, in qualità di linguista ancorché di politico (era stato allievo a Torino di Matteo Bartoli) che “ogni qualvolta che affiora, in un modo o nell’altro, la questione della lingua, significa che si sta imponendo una serie di altri problemi, come la formazione e l’allargamento della classe dirigente, la necessità di stabilire rapporti più intimi e sicuri tra gruppi dirigenti e la massa popolare-nazionale, cioè di riorganizzare l’egemonia culturale.” Cosa intendeva sostenere il politico comunista? Il linguaggio che debba essere sempre più accessibile alle varie fasce sociali, e una dirigenza politica che sappia far tesoro della tradizione per elevare le classi meno abbienti. E organizzare una egemonia culturale che faccia dell’arte il mezzo più intimo della comunicazione fra gli uomini.
Armando Lostaglio
