ROCCAFIORITA – Patrimonio culturale, letteratura e cinema si sono intrecciati nell’ottava edizione di “Kalfaracconta”, la rassegna promossa dall’Archeoclub Area Jonica Messinese e dal Comune di Roccafiorita, con la collaborazione dell’Osservatorio dei Beni Culturali, dell’Unione del Mu.Ma, del Cinit – Cineforum Italiano e dell’Associazione Valle d’Agrò-Carmelo Duro.
Non una semplice rassegna letteraria, ma una serata costruita intorno a un tema preciso: custodire la memoria attraverso il racconto, valorizzando il patrimonio culturale e umano della Valle d’Agrò, territorio messinese compreso tra Messina e Taormina.
La manifestazione si è articolata in tre momenti, accomunati dalla volontà di mettere al centro storie, persone e luoghi.
La prima novità di questa edizione è stata l’istituzione di un riconoscimento dedicato alle nuove pubblicazioni sulla storia locale. Il primo premio è stato assegnato a Kallidoron. L’insediamento, le chiese e il patrimonio culturale di Gallodoro, volume di Salvatore Mosca. A presentare il libro è stato Giuseppe Campagna, ricercatore di Storia moderna all’Università degli Studi di Messina. Il riconoscimento è stato consegnato da Sergio Scivolone, presidente dell’Associazione Valle d’Agrò-Carmelo Duro.
La seconda parte della serata ha dato spazio alla scrittura come forma di memoria personale e collettiva. Tre personalità con significative esperienze istituzionali hanno raccontato i propri libri e, attraverso di essi, frammenti delle loro esperienze.
Mario D’Agostino, chirurgo ed ex assessore provinciale alla Cultura, ha presentato 50 sfumature di paziente. Situazioni tragicomiche tra le corsie di un ospedale, dialogando con Filippo Brianni. Il volume raccoglie episodi ambientati tra reparti, ambulatori e pronto soccorso e li restituisce attraverso l’ironia, mantenendo però centrale la dimensione umana della malattia e del rapporto tra medico e paziente.
È stata poi la volta di Mario Bolognari, antropologo culturale, già docente universitario, deputato e sindaco di Taormina, autore de L’ultima profezia, intervistato da Ketty Tamà. Al centro del libro la figura popolare del “ciràulu”, l’incantatore di serpenti, personaggio sospeso tra credenze, tradizioni e immaginario popolare, sullo sfondo della Taormina dei primi decenni del Novecento.
Carmelo Briguglio, giornalista ed ex parlamentare, sollecitato dalle domande di Francesca Gullotta, ha invece affidato a Mare sacro una parte della propria memoria. Il mare, i pescatori, Furci Siculo, le persone e i luoghi diventano materia narrativa, in un percorso che conduce fino a Roccafiorita e al suo “Mare del Kalfa”.
Tre percorsi differenti, dunque, ma accomunati dalla convinzione che la scrittura possa diventare uno strumento per preservare esperienze, identità e memoria, impedendo che il tempo cancelli storie individuali e collettive.
L’altra anima di “Kalfaracconta” è stata ancora una volta il cinema. Per il terzo anno consecutivo, infatti, Roccafiorita ha ospitato Cinemadamare, il travelling campus cinematografico che ha portato nel piccolo borgo circa cinquanta filmmaker provenienti da diverse parti del mondo, impegnati nella realizzazione di nuove storie trasformate poi in cortometraggi.
Proprio in questo ambito, Comune, Archeoclub e Cinit hanno promosso un riconoscimento destinato al corto che, nell’edizione precedente di Cinemadamare, aveva saputo valorizzare maggiormente Roccafiorita. Il premio è stato assegnato a “Fiorella”, di Anan Zhu Ying.
A ritirare il riconoscimento è stato Franco Rina, direttore di Cinemadamare. La motivazione è stata letta dal presidente nazionale del Cinit, Massimo Caminiti. La giuria era composta anche da Emilia Mazzullo, assessore alla Cultura, e da Filippo Brianni per l’Archeoclub.
“Fiorella” racconta la vicenda di una ragazza che, privata improvvisamente dell’uso del cellulare, finisce per scoprire il paese attraverso l’incontro con una giovane del luogo. Una storia semplice che assume un valore quasi metaforico: quando la tecnologia smette, anche solo per un momento, di mediare il rapporto con la realtà, torna possibile incontrare direttamente le persone, osservare i luoghi e riscoprire il territorio.
A chiudere simbolicamente la serata è stato un omaggio al patrimonio culturale perduto. Sulla parete prospiciente lo spazio della manifestazione sono state proiettate le immagini del Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina, recentemente sottratto al Museo peloritano.
A spiegare il significato dell’iniziativa è stata Ketty Tamà, presidente dell’Archeoclub: una presenza simbolica pensata per ricordare ciò che la comunità ha perduto e, nello stesso tempo, per mantenere vivo il desiderio che quelle opere possano tornare al loro posto.
In questo intreccio di libri, cinema, memoria e patrimonio culturale, l’ottava edizione di “Kalfaracconta” ha così confermatola propria vocazione: raccontare il territorio per conoscerlo, valorizzarlo e soprattutto non dimenticarlo.
Isabella V. Fleri

Da sinistra: Massimo Caminiti, Franco Rina, Emilia Mazzullo – durante la consegna del premio.
